Minicar, lo studio tra Cardiovascolare e Nutraceutica

Sono stati recentemente presentati i risultati dello studio Minicar che sta per “Management del paziente Ipercolesterolemico a rischio basso-moderato: quando il Nutraceutico corre In soccorso dello specialista CARdiologo”. Un originale acronimo, questo, con cui è stato nominato lo studio osservazionale, retrospettivo e multicentrico che mirava a sfruttare il potenziale della Nutraceutica in ambito Cardiovascolare. Inseriamolo nel panorama nutraceutico.

Il contesto

Se c’è una parola che sta catturando l’attenzione della comunità scientifica e dei nutrizionisti in tutto il mondo, quella è nutraceutica. Secondo una review pubblicata sulla rivista Nutrients, la nutraceutica rappresenta un ponte innovativo tra la nutrizione e la medicina, che offre un approccio integrato per la gestione delle patologie attraverso interventi nutrizionali mirati. Questo settore in continua evoluzione, soprattutto nel nostro Paese, non solo esplora il potenziale terapeutico degli alimenti e dei loro composti bioattivi, ma sta aprendo nuove prospettive nel campo della prevenzione e del trattamento delle malattie cardiovascolari. La nutraceutica ci insegna a considerare la relazione tra cibo e salute cardiovascolare e lo fa supportata da un’analisi sempre più attenta delle evidenze scientifiche e da studi su soggetti sani molto spesso ispirati dalla clinica. Si tratta di un trend emergente anche in virtù di un push verso l’autorevolezza promosso da molte società e working groups in Italia.

Lo Studio

Torniamo a Minicar; in questo studio condotto su 269 soggetti da un gruppo di cardiologi Arca, si è esaminato l’effetto di un nutraceutico a base di Monacolina da riso rosso fermentato, berberina, bergamotto, vitamina K2, coenzima q10 sulla gestione dell’ipercolesterolemia e del rischio cardiovascolare basso-moderato. I risultati, che confermano quelli precedenti con un follow-up totale su ben 1371 soggetti, evidenziano quella che potrebbe essere un’alternativa sicura e efficace alle terapie farmacologiche tradizionali. L’obiettivo era valutare l’effetto della formulazione sulla riduzione dei livelli di colesterolo LDL e sull’assetto metabolico. Una compressa/die ha portato a una significativa riduzione del colesterolo LDL fino al 18%.
Non solo! Il nutraceutico ha avuto un impatto positivo su altri fattori di rischio cardiovascolare come i livelli di colesterolo totale, di emoglobina glicosilata, di marker infiammatori.

La correlazione tra i livelli elevati di colesterolo LDL e le malattie cardiovascolari è ampiamente documentata. In ottica di prevenzione, il ricorso a mix di attivi, di qualità e ben formulati, con azione ipolipidemizzante può fare la differenza nel ridurre eventi cardio-cerebrovascolari.

L’approccio nutraceutico offre al nutrizionista uno strumento per fornire ai propri pazienti strategie terapeutiche innovative e mirate, permettendo di prendersi cura della propria salute attraverso scelte alimentari consapevoli. È entusiasmante pensare a quanto possiamo ancora imparare dal potere “curativo” degli alimenti integrando una sana nutrizione con la pratica clinica e lo stile di vita.

 

Bibliografia:

– Puri V, Nagpal M, Singh I, et al. A Comprehensive Review on Nutraceuticals: Therapy Support and Formulation Challenges. Nutrients. 2022;14(21):4637

–  Natale F, Guarnaccia F, Cimmino G, Serpico C, Zito G, Oliviero U, Management of hypercholesterolemic subjects at low-to-moderate cardiovascular rIsk: when the NutraceutIcals might be of help for the CARdiologist: the MINICAR Study. Cardiologia Ambulatoriale – Outpatient Cardiology. 2023, 3: 285-298

– Sito Società Italiana Formulatori in Nutraceutica SIFNUT https://sifnut.it/

 

Lascia un commento
Prima della pubblicazione, i commenti sono sottoposti a un processo di moderazione che può richiedere anche alcuni giorni. Ci riserviamo la facoltà di eliminare i contributi che saranno ritenuti offensivi, falsi o inappropriati.