Dolcificanti, microbioma e risposta glicemica: quale nesso?

microbiota e zuccheri

I dolcificanti non nutritivi (NNS), come stevia, aspartame, saccarina e sucralosio, sono sostanze comunemente usate come alternative allo zucchero. Seppur considerati generalmente inerti per il corpo umano, un recente studio del Weizmann Institute of Science israeliano suggerisce come gli stessi potrebbero in realtà avere un impatto sul microbioma, influenzando la risposta glicemica.

Perché si sono diffusi i dolcificanti?

La popolazione di adulti e bambini che soffrono di sovrappeso, obesità e iperglicemia è aumentata negli ultimi quarant’anni e continua ad aumentare, costituendo una notevole minaccia per la salute pubblica. Tra i principali responsabili della diffusione di questi fenomeni un posto di rilievo spetta all’elevato consumo di zuccheri nelle diete moderne e, una delle strategie di mitigazione adottate è stata proprio quella di sostituire allo zucchero i dolcificanti non nutritivi, privi di calorie, considerati inerti e non in grado di indurre una risposta glicemica post prandiale.

Nonostante queste convinzioni, sono diversi gli studi che associano i dolcificanti a impatti negativi sulla salute umana ma l’eterogeneità degli esiti e delle metodologie utilizzate non ha portato a risultati condivisi. In assenza di forti prove di causalità e di un chiaro meccanismo che dimostri come sostanze “metabolicamente inerti” possano influenzare il metabolismo umano, il consumo di NNS è ancora ampiamente approvato per gli adulti (anche se ultimamente è stato raccomandato un approccio più cauto per i bambini).

Al fine di indagare ulteriormente il ruolo che i dolcificanti possono avere sulla salute umana, è stato condotto uno studio clinico controllato randomizzato (RCT) con particolare riferimento alla salute metabolica e al microbioma, anche in ragione dei diversi studi precedenti su modelli animali che hanno evidenziato proprio la loro potenziale alterazione a seguito del consumo di NNS.

Lo studio

I partecipanti allo studio (n°= 120, età mediana di 29,95 anni e di cui 65% donne) sono stati suddivisi in 6 differenti gruppi (n°= 20/gruppo), di cui 4 di intervento e 2 di controllo: ai primi è stato somministrato un dolcificante (o aspartame, o saccarina, o  sucralosio o stevia) in dose di 2 bustine/3 volte al giorno.

Poiché le bustine in miscela presentavano glucosio, per evitare l’effetto confondente di quest’ultimo, uno dei gruppi di controllo è stato sottoposto al consumo di glucosio in quantità pari a 5 g al giorno, mentre l’altro gruppo di controllo non ha ricevuto alcun tipo di integratore.

Lo studio consisteva in tre fasi: 7 giorni di misurazioni basali di parametri metabolici, metabolomici e microbici sono stati seguiti da 14 giorni di esposizione ai vari interventi nutrizionali, dopodiché l’integrazione è stata interrotta e i partecipanti sono stati seguiti per altri 7 giorni.

Per determinare l’effetto degli NNS sul controllo glicemico, i partecipanti hanno indossato un monitor continuo del glucosio per tutti i giorni dello studio e sono stati eseguiti test di tolleranza al glucosio in giorni prestabiliti, così come sempre in giorni prestabiliti sono stati raccolti campioni di microbioma fecale e della cavità orale.

Risultati dello studio

A seguito dei controlli sulla tolleranza al glucosio e delle valutazioni dell’impatto del consumo di dolcificanti non nutritivi nel tempo, è emerso come ogni dolcificante somministrato avesse alterato distintamente il microbiota intestinale dei partecipanti allo studio, mentre saccarina e sucralosio avessero influito significativamente anche sulle risposte glicemiche.

Per verificare ulteriormente il nesso di causalità tra i dolcificanti e gli effetti sul microbiota (e sulla risposta glicemica), i ricercatori hanno poi trasferito campioni microbici dai partecipanti a topi allevati in condizioni di sterilità e privi di microbioma, osservando così come anche nei topi le alterazioni glicemiche corrispondessero a quelle dei donatori.

Ciò che emerge dallo studio dunque è che i dolcificanti, seppur privi di calorie, non sembrano inerti per l’organismo. Tuttavia, è importante sottolineare come gli effetti dei dolcificanti non siano uguali su tutti i soggetti, proprio in ragione delle differenze individuali a livello di composizione del microbioma, e pertanto il loro consumo potrebbe portare solo in alcuni soggetti allo sviluppo di disturbi glicemici.

1. Suez, J., Cohen, Y., Valdés-Mas, R., Mor, U., Dori-Bachash, M., Federici, S., … & Elinav, E. (2022). Personalized microbiome-driven effects of non-nutritive sweeteners on human glucose tolerance. Cell. 

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