Scelte alimentari e percezione del gusto: che ruolo hanno i nostri geni?

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I risultati di un recente studio hanno evidenziato che i geni legati al gusto sembrano svolgere un ruolo importante nel determinare le scelte alimentari che potrebbero, a loro volta, influenzare lo stato di salute. Si tratta di uno dei primi studi che esamina come la genetica legata alla percezione di tutti e cinque i gusti – dolce, salato, acido, amaro e umami – sia associata al consumo e alla preferenza di specifici gruppi di alimenti.

Una nuova misura: il punteggio di gusto poligenico

I ricercatori hanno utilizzato i dati di precedenti studi di associazione genomica per identificare le varianti genetiche associate a ciascuno dei cinque gusti fondamentali. Hanno utilizzato queste informazioni per sviluppare una nuova misura nota come “punteggio di gusto poligenico” che fornisce una singola stima dell’effetto cumulativo di molte varianti genetiche sulla percezione di un determinato gusto. Un punteggio poligenico più alto per l’amaro, ad esempio, significa che una persona ha una maggiore predisposizione genetica a percepire i sapori amari.

I ricercatori hanno quindi analizzato i punteggi del gusto poligenico, la qualità della dieta e i fattori di rischio cardiometabolico di 6.230 adulti del Framingham Heart Study. I fattori di rischio comprendevano la circonferenza della vita, la pressione arteriosa, il glucosio plasmatico e le concentrazioni di trigliceridi e colesterolo HDL.

I risultati dello studio

Nel complesso, l’analisi ha identificato alcune associazioni tra i geni legati al gusto con i gruppi di alimenti e i fattori di rischio cardiometabolico. I dati hanno rivelato che i geni legati ai gusti amaro e umami potrebbero svolgere un ruolo particolare nella qualità della dieta, influenzando le scelte alimentari, mentre i geni legati al dolce sembrano essere più importanti per la salute cardiometabolica.
Ad esempio, i ricercatori hanno scoperto che i partecipanti allo studio con un punteggio più alto di gusto amaro poligenico mangiavano quasi due porzioni in meno di cereali integrali a settimana rispetto ai partecipanti con un punteggio più basso di gusto amaro poligenico. I ricercatori hanno anche osservato che un punteggio di gusto poligenico umami più alto era associato al consumo di meno verdure, in particolare quelle rosse e arancioni, e che un punteggio di gusto poligenico dolce più alto tendeva a essere associato a concentrazioni di trigliceridi più basse.

I risultati, seppur di uno studio preliminare, sembrano suggerire l’importanza di considerare maggiormente il binomio gusto – categorie alimentari quando si studiano i determinanti dei comportamenti alimentari così da poter, in futuro, utilizzare queste informazioni per elaborare consigli dietetici personalizzati.

Lo sapevi che…

Il gusto è un senso che consente al nostro corpo di identificare le sostanze nutritive e tossiche?

Nonostante sia possibile percepire diverse sostanze chimiche, quelle riconoscibili sono solo i 5 sapori fondamentali: amaro, dolce, acido, salato, umami. L’acido, ad esempio, consente di individuare ed evitare l’ingestione di alimenti avariati. L’amaro consente di distinguere alimenti potenzialmente dannosi evitandone l’ingestione. Il salato regola l’assunzione di ioni e composti necessari a mantenere l’equilibrio salino. Il dolce si associa ai nutrienti energetici, infine, il gusto umami consente di riconoscere gli aminoacidi che caratterizzano gli alimenti proteici.

  1. Julie E. Gervis, Jiantao Ma, Chui K., Alice H. (2022). Association of Taste-Related Genes With Diet Quality and Cardiometabolic Risk Facitori Among Community-Dwelling Adults – The Framingham Heart Study.

2 commenti

  1. Buongiorno a tutti,

    Volevo semplicemente chiedere come sono stati scelti i partecipanti allo studio. Veniva tenuto conto dell’età?
    Non riesco a capire come allora è possibile cambiare i gusti. Io personalmente sono passata dall’amare il dolce a preferire nettamente l’amaro, e come me moltissime altre persone. Cosa succede ai geni?

    Vi ringrazio e vi auguro una buona giornata.
    Caterina

    • Buonpomeriggio Caterina,
      grazie per la domanda. I partecipanti allo studio avevano un età media ± SD: 50 ± 14 anni di cui il 54% donne.
      Si tratta di uno studio preliminare e ulteriori risultati e curiosità verranno probabilmente condivisi dagli autori nel corso degli anni a venire. Nel frattempo è consultabile online al link seguente https://academic.oup.com/cdn/article/6/Supplement_1/1112/6607256 l’abstract dello studio.

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