Acidi grassi trans: per l’OMS da eliminare nei prodotti industriali entro il 2023

OMS e grassi trans

Tra gli obiettivi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che mirano a garantire un aumento dello stato di benessere e salute della popolazione generale, primeggia la lotta alle malattie non trasmissibili (NCDs), responsabili ogni anno di oltre 40 milioni di decessi.
Uno dei fattori di rischio facilmente modificabili è, secondo la stessa OMS, l’adozione di regimi alimentari più sani e sostenibili; infatti, a partite dal 2018, nel suo Programma Generale di Lavoro (GPW13), aveva chiesto l’eliminazione dagli alimenti industriali dei cosiddetti acidi grassi trans (TFA) entro il 2023 (ritenuti globalmente nocivi in quanto fattori di rischio per lo sviluppo delle NCDs).
Recentemente l’OMS ha provveduto a pubblicare i progressi fatti fino ad ora verso l’implementazione di tale strategia (1).

Perché eliminare gli acidi grassi trans?

Gli acidi grassi trans (TFA) sono degli acidi grassi insaturi che si originano dal processo industriale di idrogenazione, basato sulla rottura chimica dei legami presenti nei grassi vegetali “low-cost” (come cocco, palma…) con successivo riassemblamento come grassi trans, i cui effetti nocivi sulla salute sono ormai noti (2). Secondo quanto riportato dal documento dell’OMS, l’eliminazione dei TFA dagli alimenti industriali, potrebbe salvare circa 17,5 milioni di vite nei prossimi 25 anni, riducendo il peso degli eventi cardiovascolari sul sistema sanitario globale. Questo non dovrebbe essere sottovalutato anche e soprattutto a fronte dell’emergenza sanitaria (che negli anni 2020-2021 ha paralizzato il sistema sanitario riducendo l’accesso alle risorse dedicate alla prevenzione e alla gestione delle NCDs) ma anzi dovrebbe essere uno stimolo ulteriore all’implementazione di tale strategia nei piani di recupero post-pandemici dei diversi Paesi, come opportunità per ridurre il peso sul sistema sanitario già gravemente compromesso.
Infine, durante lo scorso anno, seppur molti dei Paesi e delle Regioni OMS abbiano approvato o implementato politiche in merito ai TFA basate su delle best practice, modellate in base alle specifiche necessità, l’inadempienza di altri Paesi potrebbe, a causa di disallineamenti nelle politiche alimentari, aumentare il carico di forniture alimentari contenenti elevati livelli di TFA nei Paesi a più basso reddito, provocando ulteriori complicazioni sul fronte della sicurezza alimentare e della sana alimentazione globale (1).

Un nuovo sistema di certificazione OMS, goal da raggiungere e call to action

Per agevolare l’eliminazione degli acidi grassi trans dalle preparazioni industriali, l’OMS ha proposto un nuovo programma di certificazione così da incentivare i Paesi ad agire, offrendo in cambio un riconoscimento per l’azione intrapresa nel tutelare la salute pubblica.
Oltre al riconoscimento, l’ultimo documento pubblicato ricorda gli obiettivi raggiunti e da raggiungere incoraggiando maggior attenzione sulle diverse aree di azione, tra cui anche maggiori investimenti nel settore della ricerca e delle tecnologie agroalimentari. Gli obiettivi raggiunti, tra le altre cose, forniscono un quadro sempre più dettagliato su forze e debolezze attuali dei diversi Paesi e potrebbero farsi guida per altre iniziative nutrizionali, come quelle che mirano alla riduzione del sodio e degli zuccheri.

1. World Health Organization.(2021). Countdown to 2023:WHO report on global trans-fat elimination 2021.
2. Michels, N., Specht, I. O., Heitmann, B. L., Chajès, V., & Huybrechts, I. (2021). Dietary trans-fatty acid intake in relation to cancer risk: a systematic review and meta-analysis. Nutrition Reviews,79(7),758-776.

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