I 10 trend nutrizionali dell’ultimo decennio

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Numerosi sono stati i trend alimentari che ci hanno appassionato e ossessionato negli ultimi anni. Un recente studio ad opera di un team di ricercatori polacchi apparso su Nutrition ha studiato l’interesse per le diete con un’analisi effettuata con Google Trends (1). Anche noi abbiamo deciso di viaggiare nel tempo per analizzare i trend alimentari che hanno cavalcato l’onda negli ultimi 10 anni.

2010: parola d’ordine “detox”

L’anno 2010 ha visto un picco delle ricerche Google per le diete detox. Si tratta solitamente di diete molto eterogenee tra loro, anche se di base è previsto il consumo di frullati, tipicamente veg, dei quali si vantano presunti effetti “detossificanti”. In realtà, nessuna Società Scientifica che si occupi di salute e nutrizione fa riferimento alla necessità di utilizzo di alimenti o regimi alimentari ‘detossificanti’. Infatti, l’eliminazione di prodotti di scarto avviene in maniera del tutto fisiologica nell’organismo, grazie all’attività di fegato, reni e apparato gastrointestinale, e senza bisogno di ulteriori ‘strumenti’ (2). Ad oggi, non ci sono studi randomizzati e controllati per valutare l’efficacia delle diete detox nell’uomo ed è necessario prestare attenzione perché questo tipo di dieta potrebbe esporre a carenze nutrizionali (3).

2011: l’anno della Dukan e delle iperproteiche

Celebre sulle riviste di moda del 2011, ma non altrettanto affrontata dal punto di vista scientifico nella letteratura internazionale peer review, tanto che i risultati delle sperimentazioni condotte non sono mai stati pubblicati (4). Questa dieta iperproteica, attraverso la quale si auspica una perdita rapidissima di peso, si compone di 4 fasi sequenziali, ognuna delle quali è caratterizzata da un preciso schema dietetico, sempre rigorosamente iperproteico (4). Se la perdita di peso è il vantaggio percepito, numerosi sono i lati bui di questa dieta tra i quali la drastica riduzione del consumo di frutta e verdura, l’aumento del rischio di insorgenza di alcuni tipi di tumore ed effetti sfavorevoli sul colesterolo LDL, oltre ad un forte impatto ambientale (4). Inoltre, come tanti altri regimi definiti ‘miracolosi’, non pone le basi per un’adeguata educazione alimentare.

2012: a tutto “veg”

Nel 2012, secondo Google Trends, le diete “veg” – oggi ormai molto diffuse per motivi etici (31%) e di salute (25%) (4) – hanno fatto molta strada. Nell’ambito del vegetarianismo, si distinguono modelli alimentari diversi tra loro come la dieta semi-vegetariana, caratterizzata da un consumo di carne e pesce inferiore a 2–3 porzioni alla settimana, la dieta latto-vegetariana, latto-ovo-vegetariana o dieta vegana, ma anche diete ancor più restrittive come quella fruttariana (4). In ogni caso è importante valutare l’adeguatezza nutrizionale della dieta nel complesso, considerato che sono diete ad eliminazione, per scongiurare carenze nutrizionali (4).

2013: verso una nutrizione “su misura”

La necessità di consigli nutrizionali mirati e personalizzati è diventata sempre più evidente nel corso degli anni con lo studio dell’influenza della variabilità interindividuale sulla dieta. Il 2013, in particolare, è stato un anno al top per l’interesse in nutrigenetica e nutrigenomica, ambiti di ricerca che cercano di personalizzare le raccomandazioni nutrizionali sfruttando la genetica e la genomica, appunto (4). Il mercato ha risposto a tale interesse mettendo in commercio test genetici, talvolta usati anche nella pratica dietologica: sebbene questo sia uno degli ambiti di ricerca ad oggi più promettenti, siamo ancora lontani dalla possibilità di personalizzare l’approccio dietetico e la prevenzione nei confronti delle patologie croniche (4). Per questo, il gruppo di esperti che ha redatto le recenti Linee Guida per una sana alimentazione condivide la posizione della Academy of Nutrition and Dietetics, secondo la quale i test nutrigenetici non sono ancora adatti per la stesura di diete (4).

2014: solo se Bio

Nel 2014 è aumentata esponenzialmente la ricerca sul web dei prodotti “bio”, sempre più presenti a scaffale. Tra le caratteristiche: assenza di OGM, assenza di radiazioni ionizzanti, assenza di ormoni nell’allevamento animale, limitazioni dei fertilizzanti chimici, erbicidi e pesticidi e il ridotto utilizzo di antibiotici. Sebbene questi prodotti abbiano effettivamente un minor quantitativo di residui di pesticidi (5), i benefici del “bio” sono ancora controversi: gran parte dei consumatori pensano che questi alimenti abbiano qualità organolettiche superiori, rispetto ai prodotti tradizionali, ma non vi sono evidenze sufficienti a riguardo (6) (7) e anche le differenze nutrizionali sono minime (8).

2015: tornando alle origini, dalla Dieta Mediterranea ai grani antichi

Il 2015 è stato l’anno delle diete al momento più apprezzate dalla comunità scientifica per la popolazione generale: la dieta Mediterranea e la dieta DASH (Dietary Approach to Stop Hypertension), entrambe caratterizzate da un alto consumo di frutta e verdura, cereali integrali, legumi, frutta secca, uova e carni in modeste quantità, così come i dolci (4). La dieta DASH si spinge però oltre consigliando un massimo apporto giornaliero di sodio di 2,3 g (9). Lo stesso periodo è stato anche l’anno del “ritorno al passato”, alla ricerca delle specie vegetali più antiche: un grande interesse è stato rivolto al tema dei cosiddetti grani antichi.

2016: a dieta con la “mima-digiuno”

L’interesse per le pratiche che prevedono il digiuno, in diverse forme, continua ad essere molto elevato, ma è nel 2016 che è cominciato tutto, grazie anche alla pubblicazione di un libro dedicato alla dieta cosiddetta “mima digiuno”. Nonostante i risultati degli studi ad oggi disponibili siano tra loro coerenti nell’affermare i possibili benefici del digiuno sulla perdita di peso, i dati sono ancora troppo pochi e relativi a periodi di tempo relativamente brevi per permettere di trarre conclusioni definitive. Inoltre, come ricordato anche dalla Harvard Medical School, il digiuno intermittente non è un protocollo dietetico adatto a tutti in quanto potenzialmente rischioso in caso di alcune condizioni patologiche o terapie farmacologiche (10). Il fatto poi che alcune di queste diete prevedano l’utilizzo di appositi kit di prodotti solleva ulteriori perplessità.

2017: prova costume con la chetogenica

Inizialmente studiata per il suo effetto positivo sul trattamento dell’epilessia farmaco-resistente e di altre patologie neurologiche (4), la dieta chetogenica, nel 2017, è stata la dieta più cercata sul web, anche se probabilmente con fini differenti, come quello dimagrante (1). Questa dieta low-carb, compensata da un elevato apporto di grassi, ha effettivamente mostrato la sua efficacia nella perdita di peso, ma i risultati non permettono di discriminare se l’effetto sia ascrivibile alla riduzione dell’apporto di carboidrati o alla restrizione calorica determinata dal ridotto apporto calorico. Tra i “contro” si riscontrano invece la carenza di micronutrienti, in particolare calcio, vitamina D, ferro e acido folico, e possibili problematiche che potrebbero insorgere nel lungo termine, come calcoli a livello renale, dislipidemia, acidosi, disidratazione e crescita rallentata; per questi motivi questa dieta dovrebbe essere seguita sotto stretto controllo medico (4).

2018: super come i “superfood”

Il 2018 hanno iniziato a spuntare come funghi le classifiche dei superfood. Anche se non esiste una definizione ufficiale del termine, per “superfood” si intendono quegli alimenti a cui sono attribuiti particolari benefici per la salute perché ricchi di nutrienti e composti bioattivi. Tra i superfood più citati: le bacche di goji, l’avocado, la curcuma e i frutti rossi. Se la maggior parte di loro può vantare alcuni composti interessanti e utili, mancano tuttavia studi conclusivi che confermino i tanti effetti benefici sull’uomo. Allo stesso modo, si è parlato molto anche di alimenti fermentati, la cui popolarità è in continua crescita per i potenziali effetti positivi apportati dai microrganismi presenti sulla salute gastrointestinale (11).

2019: per un pianeta “no waste”

Il 2019 è stato l’anno dedicato alla lotta al cambiamento climatico e ovviamente l’alimentazione non poteva essere da meno in questa battaglia. Numerosi sono i consigli dati dalla FAO per limitare gli spechi alimentari, come comprare frutta e verdura anche se esteticamente brutte, riutilizzare in modo creativo gli avanzi, condividere il cibo e molti altri (12). Ma tra le azioni più incentivate per ridurre lo spreco, e che riguardano anche l’alimentazione, c’è in particolare la riduzione della plastica, considerato anche il provvedimento dell’UE che vede lo stop alla plastica usa e getta entro il 2021 (13). Di particolare rilevanza anche la pubblicazione dell’analisi della Commissione Eat-Lancet, nella quale gli esperti hanno identificato una serie di azioni necessarie per spostarsi verso un approccio all’alimentazione più sostenibile per il pianeta (14).

2020: nutrizione e pandemie

L’anno non sì è ancora concluso, ma non c’è dubbio che per ora il tema più gettonato sia quello dell’impatto della dieta sulle difese immunitarie e che la dieta più cercata sia quella “contro il Coronavirus: troppo pochi sono al momento i dati disponibili, ma non escludiamo un aumento degli studi scientifici in questo senso. Ci sarà un cambio di rotta? Staremo a vedere.

  1. Kamiński, M., Skonieczna-Żydecka, K., Nowak, J. K., & Stachowska, E. (2020). Global and local diet popularity rankings, their secular trends and seasonal variation in Google Trends data. Nutrition, 110759.
  2. Mayo Clinic Health System (2016). 10 nutrition myths debunked. [Cited 2020 July 17].
  3. Klein, A. V., & Kiat, H. (2015). Detox diets for toxin elimination and weight management: a critical review of the evidence. Journal of human nutrition and dietetics, 28(6), 675-686.
  4. Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (2019). Dossier Scientifico delle Linee Guida per una sana alimentazione (Edizione 2018).
  5. European Food Safety Authority (2019). The 2017 European Union report on pesticide residues in food. EFSA Journal, 17(6), 5743.
  6. Kouba, M. (2003). Quality of organic animal products. Livestock production science, 80(1- 2), 33-40.
  7. Bourn, D., & Prescott, J. (2002). A comparison of the nutritional value, sensory qualities, and food safety of organically and conventionally produced foods. Critical reviews in food science and nutrition, 42(1), 1-34.
  8. Mie, A., Andersen, H. R., Gunnarsson, S., Kahl, J., Kesse-Guyot, E., Rembiałkowska, E., … & Grandjean, P. (2017). Human health implications of organic food and organic agriculture: a comprehensive review. Environmental Health, 16(1), 111. .
  9. National Institute of Health (NIH) (2019). DASH Eating Plan. [Cited 2020 July 17].
  10. Harvard Heart Letter (2019). Not so fast: Pros and cons of the newest diet trend. [ Cited 2020 July 17].
  11. Dimidi, E., Cox, S. R., Rossi, M., & Whelan, K. (2019). Fermented Foods: Definitions and characteristics, impact on the gut microbiota and effects on gastrointestinal health and disease. Nutrients, 11(8), 1806.
  12. Food and Agricolture Organization (2019). 9 easy tips to reduce waste food. [ Cited 2020 July 17].
  13. Parlamento Europeo (2019). Il PE conferma il divieto d’uso della plastica usa e getta entro il 2021. [ Cited 2020 July 17].
  14. Willett, W., Rockström, J., Loken, B., Springmann, M., Lang, T., Vermeulen, S., … & Jonell, M. (2019). Food in the Anthropocene: the EAT–Lancet Commission on healthy diets from sustainable food systems. The Lancet, 393(10170), 447-492.

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