Giornata mondiale delle malattie infiammatorie croniche intestinali: approcci dietetici e gestione personalizzata

Vari alimenti su un tavolo insieme a un fiocco viola e un disegno dell'intestino.

La Giornata Mondiale delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI), celebrata ogni anno il 19 maggio, è l’occasione per fare il punto sulle evidenze più aggiornate nella gestione nutrizionale del paziente con malattia di Crohn (MC) e rettocolite ulcerosa (RCU). Le più recenti linee guida e review scientifiche riconoscono oggi la dieta come strumento attivo, capace di modulare il microbiota intestinale, ridurre l’infiammazione e migliorare la qualità di vita, ben oltre il semplice supporto calorico e la prevenzione delle carenze.

Tra gli approcci più studiati emergono la Dieta Mediterranea, la Crohn’s Disease Exclusion Diet (CDED), la Specific Carbohydrate Diet (SCD), la dieta a basso contenuto di FODMAP e la nutrizione enterale esclusiva, ciascuno con punti di forza, limitazioni e in alcuni casi con indicazioni specifiche in base alla fase di malattia e al profilo del paziente. L’approccio nutrizionale alle MICI nel 2026 è dunque personalizzato, fondato sull’asse dieta–microbiota–immunità e sempre più integrato nella gestione multidisciplinare della malattia.

 

Epidemiologia e impatto della malattia

Le MICI, che comprendono la malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa, sono patologie infiammatorie croniche del tratto gastrointestinale a eziologia multifattoriale, caratterizzate da predisposizione genetica e da una forte componente immunologica e ambientale.

In Italia, si stimano oltre 250.000 persone affette da MICI, con una prevalenza superiore della RCU rispetto al MC (1). Le MICI comportano un impatto significativo sulla qualità di vita: oltre alle manifestazioni intestinali (gonfiori, dolore, discomfort, diarrea), i pazienti possono andare incontro a carenze di micronutrienti o malnutrizione e possono avere esigenze nutrizionali specifiche come un fabbisogno proteico aumentato in fase attiva (1,2–1,5 g/kg/die di proteine), aspetti che rendono la valutazione nutrizionale una componente essenziale della gestione clinica (2).

 

Approcci dietetici ed evidenze: esiste una sola dieta?

La gestione nutrizionale delle MICI non si limita al supporto calorico e al controllo delle carenze: l’alimentazione è oggi riconosciuta come uno strumento attivo, capace di modulare la composizione del microbiota, ridurre i sintomi e migliorare la qualità di vita. È importante sottolineare, tuttavia, che non esiste una dieta universalmente raccomandata: le MICI sono patologie eterogenee, con caratteristiche che variano significativamente da paziente a paziente e che richiedono un approccio altamente personalizzato. Le principali strategie dietetiche supportate dalle evidenze includono:

  • Dieta Mediterranea (DM): l’analisi della letteratura disponibile ha evidenziato un’associazione tra l’aderenza alla DM e una riduzione del tasso di mortalità nei pazienti con MICI, inclusa una riduzione della mortalità totale nella MC. È emersa inoltre un’associazione significativa tra DM e il profilo infiammatorio, in particolare con i valori sierici di proteina C-reattiva (PCR) nei pazienti pediatrici, e un miglioramento della qualità di vita nei pazienti con RCU. Le linee guida ISS evidenziano tuttavia che le evidenze rimangono limitate dal basso numero di studi controllati randomizzati disponibili, e che ulteriori ricerche sono necessarie per identificare i sottogruppi di pazienti che potrebbero trarne maggior beneficio. (3)
  • Specific Carbohydrate Diet (SCD): prevede l’eliminazione di carboidrati complessi e disaccaridi difficilmente digeribili, con l’obiettivo di ridurre il substrato fermentativo disponibile per i batteri in grado di esacerbare la sintomatologia delle MICI. Alcuni studi hanno mostrato risultati incoraggianti nel controllo dei sintomi, ma la qualità delle evidenze rimane bassa. Va inoltre considerato che la natura restrittiva della dieta, che esclude intere categorie di alimenti, tra cui i derivati del grano e il riso, potrebbe risultare nutrizionalmente sbilanciata se non adeguatamente supervisionata. (4)
  • Crohn’s Disease Exclusion Diet (CDED): sviluppata specificamente per la MC, combina una componente di nutrizione enterale parziale con un pattern alimentare a basso contenuto di grassi animali, glutine, zuccheri semplici, carne rossa ed emulsionanti. Diversi studi hanno dimostrato la sua efficacia nell’induzione della remissione, sia in età pediatrica che nell’adulto. (5) La CDED è inoltre inclusa nelle linee guida ESPEN ed ECCO, che suggeriscono di considerarla nei pazienti adulti con MC da lieve a moderata. (2,6)
  • Dieta a basso contenuto di FODMAP: inizialmente riconosciuta per la gestione della sindrome dell’intestino irritabile, è stata successivamente studiata anche nel contesto delle MICI. La sua applicazione è supportata da evidenze per il controllo dei sintomi funzionali (gonfiore, dolore addominale e discomfort intestinale) nei pazienti in remissione con sintomi persistenti, con benefici documentati anche sulla qualità di vita e sul benessere psicologico. Il suo utilizzo è tuttavia raccomandato sotto supervisione clinica e per periodi limitati, considerata la possibile riduzione della diversità del microbiota intestinale a lungo termine. (4)
  • Nutrizione enterale esclusiva: prima scelta per l’induzione della remissione nella MC secondo le linee guida ECCO, si basa sulla sostituzione completa dell’alimentazione con una formula liquida nutrizionalmente completa, in grado di ridurre l’infiammazione intestinale e favorire la guarigione della mucosa. Il trattamento ha una durata generalmente di 6-8 settimane. (6)

 

La gestione nutrizionale delle MICI richiede un approccio personalizzato e fondato sulle evidenze. Nessuna dieta universale è raccomandata per tutti i pazienti: la scelta dell’intervento dietetico deve tenere conto della fase di malattia (attiva vs. remissione), dello stato nutrizionale individuale e del profilo del microbiota. La Dieta Mediterranea emerge come pattern alimentare di riferimento per il suo profilo antinfiammatorio e la riduzione della mortalità, mentre approcci più strutturati come la CDED o la SCD trovano indicazione in contesti specifici. Il ruolo del professionista della nutrizione è centrale non solo nel prevenire le carenze nutrizionali, ma nel co-progettare con il team multidisciplinare un’alimentazione che sia strumento attivo di modulazione immunologica. L’espansione della ricerca su microbiota e dieta personalizzata apre scenari clinici nuovi che richiederanno aggiornamento continuo da parte dei professionisti della nutrizione.

 

Bibliografia

  1. Population-based incidence and prevalence of inflammatory bowel diseases in Milan (Northern Italy), and estimates for Italy
  2. Bischoff SC, Bager P, Escher J, et al. ESPEN guideline on Clinical Nutrition in inflammatory bowel disease. Clin Nutr. 2023;42(3):352-379.
  3. Istituto Superiore di Sanità. Dieta Mediterranea e patologie autoimmuni: evidenze e raccomandazioni. Linee guida ISS – aggiornamento 2025.
  4. Yusuf K, Attard TM, Al-Kasspooles M, Umar S. An Emerging Approach to IBD Treatment: Personalized Nutrition Through Gut Microbiome Optimization. Nutrients. 2025.
  5. Correia I, Oliveira PA, Antunes ML, Raimundo MDG, Moreira AC. Is There Evidence of Crohn’s Disease Exclusion Diet (CDED) in Remission of Active Disease in Children and Adults? A Systematic Review. Nutrients. 2024;16(7):987. Published 2024 Mar 28.
  6. Gordon H, Minozzi S, Kopylov U, et al. ECCO Guidelines on Therapeutics in Crohn’s Disease: Medical Treatment. J Crohns Colitis. 2024;18(10):1531-1555.

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