Diabete e zuccheri aggiunti nella dieta: qual è il legame e cosa si può fare per ridurre il rischio?

Punto esclamativo formato da zollette di zucchero

Il diabete mellito di tipo 2 rappresenta una delle sfide sanitarie più rilevanti del nostro tempo: quasi 600 milioni di persone ne sono colpite nel mondo (1) e le proiezioni indicano che supereremo gli 800 milioni entro il 2050. In Italia, il consumo medio di zuccheri si attesta intorno a 83 g al giorno, pari al 17% dell’apporto energetico totale (2), una quota che eccede le soglie raccomandate dai LARN (≤15%) (3).

L’eccessivo consumo di zuccheri aggiunti è uno dei fattori modificabili nel rischio di sviluppare il diabete di tipo 2, insieme a sovrappeso, sedentarietà e fumo (4-8). Fino al 90% dei casi di diabete di tipo 2 potrebbe essere prevenuto adottando stili di vita sani (9). Capire il legame tra zuccheri e diabete, e sapere come agire concretamente: è il punto di partenza per una prevenzione efficace.

Zuccheri e diabete: qual è il legame?

L’eziologia del diabete di tipo 2 è multifattoriale: dieta, genetica, attività fisica e composizione corporea interagiscono nel determinare il rischio individuale. Tra i fattori dietetici modificabili, il consumo eccessivo di zuccheri occupa un ruolo di rilievo. Quando l’assunzione di zuccheri è abbondante e cronica, oltre le soglie raccomandate, si innesca una catena di eventi metabolici, con un progressivo accumulo di grasso corporeo (in particolare viscerale) e instaurarsi dell’insulino-resistenza, fattori che concorrono ad aumentare il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 (4).

Il peso corporeo è un fattore strettamente connesso a questo processo: obesità e sovrappeso amplificano la frequenza e la gravità dell’insulino-resistenza e del diabete. Nella valutazione clinica, l’indice di massa corporea (IMC) rappresenta un primo indicatore utile, ma va integrato con la misura della circonferenza vita (superiore a 80 cm nelle donne e 94 cm negli uomini) che riflette in modo più diretto l’accumulo di grasso viscerale e il rischio metabolico associato (6).

A supporto del ruolo specifico degli zuccheri, uno studio trasversale su 12.800 adulti (5) ha riportato un’associazione significativa tra consumo totale di zuccheri e rischio di diabete, evidenziando che l’IMC svolge un ruolo di mediazione, ma che l’apporto di zuccheri esercita anche un effetto diretto sul rischio: un dato che sottolinea l’utilità di intervenire sull’assunzione di zuccheri come componente specifica della strategia preventiva, anche indipendentemente dalla gestione del peso.

Ma non tutti gli zuccheri hanno lo stesso impatto metabolico e le linee guida distinguono chiaramente tra due categorie:

  • Zuccheri intrinseci (contenuti nella parete cellulare di frutta, verdura e cereali integrali, sono accompagnati da fibre, vitamine e minerali), compresi nella quota di zuccheri totali segnalati dai LARN (<15% dell’apporto energetico quotidiano) (3).
  • Zuccheri liberi (contenuti in alimenti ad alta densità energetica e scarsi valori nutrizionali come bevande zuccherate, succhi di frutta e sciroppi) secondo L’OMS da assumere in una quota <10% o ancora meglio <5%dell’apporto energetico quotidiano (10).

Ridurre gli zuccheri per la prevenzione e gestione del diabete: strategie pratiche

Le evidenze disponibili mostrano che modificare le proprie abitudini alimentari riduce in modo significativo il rischio metabolico. Non si tratta di eliminare del tutto il dolce dalla propria vita, ma di fare scelte più consapevoli ogni giorno, privilegiando alimenti a bassa densità calorica, ricchi di fibre e nutrienti.

In termini dietetici, il modello di riferimento resta la Dieta Mediterranea: cereali integrali, abbondante frutta e verdura, legumi, olio d’oliva e un consumo moderato di proteine animali. Questo modello alimentare è associato a una minore incidenza e prevalenza di diabete di tipo 2 e a un migliore controllo glicemico nei soggetti già diagnosticati (11).

Il ruolo dei dolcificanti non nutritivi

L’uso dei dolcificanti non nutritivi (DNN) come strumento per la prevenzione e la gestione del diabete di tipo 2 è un campo in continua evoluzione, sostenuto da evidenze crescenti. Secondo l’European Association for the Study of Diabetes (EASD), gli DNN possono essere utilizzati in sostituzione degli zuccheri in cibi e bevande nell’ambito di una strategia di gestione dell’assunzione di carboidrati nei pazienti con diabete (12). La raccomandazione si fonda su due metanalisi che hanno documentato un’associazione significativa tra il consumo di bevande dolcificate con DNN, in sostituzione di quelle zuccherate, e una riduzione del peso corporeo, dell’incidenza dell’obesità e dei principali fattori di rischio cardiometabolici nelle persone con diabete o a rischio di svilupparlo, con benefici comparabili a quelli ottenuti con l’acqua (13-14).

L’effetto dei DNN sul peso corporeo emerge anche in una metanalisi del 2026 che riporta un’associazione significativa tra il loro utilizzo e una riduzione del peso nella popolazione normopeso e in sovrappeso (15).

Questi dati rafforzano il razionale clinico per l’impiego degli DNN come componente di una strategia alimentare orientata alla prevenzione metabolica.

Cosa fare concretamente per ridurre il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2

  • Sostituire le bevande zuccherate con acqua, tè o tisane per ridurre l’assunzione di zuccheri liberi.
  • Per chi desidera ridurre l’apporto di zuccheri liberi o aggiunti, e non desidera rinunciare al gusto dolce, la sostituzione con DNN può rappresentare una strategia appropriata (12).
  • Preferire frutta intera ai succhi, anche a quelli 100% frutta.
  • Porre più attenzione alle etichette per valutare l’apporto di zuccheri totali nella dieta.
  • Aumentare il consumo di verdura e legumi, che contribuiscono al senso di sazietà.
  • Controllare periodicamente la glicemia, soprattutto in presenza di familiarità per il diabete, sovrappeso o ipertensione: l’intervento precoce è la misura preventiva più efficace.

 

Il legame tra consumo di zuccheri e rischio di diabete di tipo 2 è ben documentato. Ridurre gli zuccheri liberi nella dieta non significa rinunciare al piacere alimentare, ma riconoscere che alcune scelte quotidiane, spesso piccole e facilmente accessibili, possono avere un impatto significativo sulla salute metabolica nel lungo periodo.

Il ruolo del dietista/nutrizionista è fondamentale: accompagnare il paziente in un percorso di educazione alimentare personalizzato, costruito su obiettivi realistici e sostenibili, è la strada più efficace per tradurre le evidenze scientifiche in abitudini concrete. La prevenzione del diabete di tipo 2 non è un obiettivo astratto: è il risultato di scelte consapevoli, sostenute da competenza professionale e da una comunicazione chiara con il paziente.

 

Bibliografia

  1. International Diabetes Federation. (2025). IDF Diabetes Atlas (11th ed.). Brussels, Belgium: International Diabetes Federation. ISBN 978-2-930229-96-6. Disponibile su https://diabetesatlas.org
  2. CREA – Centro di ricerca Alimenti e Nutrizione. (2023). Studio sui consumi alimentari in Italia – IV SCAI: Estratto dei risultati. Roma.
  3. LARN – V revisione
  4. Tseng TS, Lin WT, Gonzalez GV, Kao YH, Chen LS, Lin HY. Sugar intake from sweetened beverages and diabetes: A narrative review. World J Diabetes. 2021 Sep 15;12(9):1530-1538. doi: 10.4239/wjd.v12.i9.1530. PMID: 34630905; PMCID: PMC8472506.
  5. Liu Y, Cheng J, Wan L, Chen W. Associations between Total and Added Sugar Intake and Diabetes among Chinese Adults: The Role of Body Mass Index. Nutrients. 2023;15(14):3274. Published 2023 Jul 24. doi:10.3390/nu15143274
  6. Ministero della Salute. (2022). Linee di indirizzo per la prevenzione e il contrasto del sovrappeso e dell’obesità. Roma: Ministero della Salute. Recuperato da https://www.salute.gov.it/new/it/pubblicazione/linee-di-indirizzo-la-prevenzione-e-il-contrasto-del-sovrappeso-e-dellobesita/
  7. Ministero della Salute. Diabete mellito tipo 2. Decalogo prevenzione e gestione del diabete di tipo 2. Recuperato da https://www.salute.gov.it/new/it/tema/diabete/diabete-mellito-tipo-2/?paragraph=7#body
  8. Maddatu, J., Anderson-Baucum, E., & Evans-Molina, C. (2017). Smoking and the risk of type 2 diabetes. Translational research : the journal of laboratory and clinical medicine, 184, 101–107. https://doi.org/10.1016/j.trsl.2017.02.004
  9. Ministero della Salute. (2024). Relazione sullo stato delle conoscenze e delle nuove acquisizioni in tema di diabete mellito (Legge 16 marzo 1987, n. 115). Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria, Ufficio 5 DGPRE.
  10. Guideline: Sugars intake for adults and children. Geneva: World Health Organization; 2015
  11. ISS. Linee guida dieta mediterranea (2025)
  12. Diabetes and Nutrition Study Group (DNSG) of the European Association for the Study of Diabetes (EASD). Evidence-based European recommendations for the dietary management of diabetes. Diabetologia. 2023;66(6):965-985. doi:10.1007/s00125-023-05894-8
  13. McGlynn ND, Khan TA, Wang L, et al. Association of Low- and No-Calorie Sweetened Beverages as a Replacement for Sugar-Sweetened Beverages With Body Weight and Cardiometabolic Risk: A Systematic Review and Meta-analysis. JAMA Netw Open. 2022;5(3):e222092. Published 2022 Mar 1. doi:10.1001/jamanetworkopen.2022.2092
  14. Lee JJ, Khan TA, McGlynn N, et al. Relation of Change or Substitution of Low- and No-Calorie Sweetened Beverages With Cardiometabolic Outcomes: A Systematic Review and Meta-analysis of Prospective Cohort Studies. Diabetes Care. 2022;45(8):1917-1930. doi:10.2337/dc21-2130
  15. Li D, Han L, Yu Z, Teng X, Ma Y, Wang D. Effects of non-nutritive sweeteners on body weight: a systematic review and meta-analysis of randomized controlled trial (RCT) studies. J Endocrinol Invest. 2026;49(1):11-24. doi:10.1007/s40618-025-02654-w

 

Con il contributo non condizionante di Diete.Tic

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