Il consumo di sale in Italia si è ridotto del 12% in 10 anni: i nuovi dati del Progetto CUORE

Donna che aggiunge sale

Negli ultimi 10 anni il consumo di sale degli italiani si è ridotto del 12% negli uomini e del 13% nelle donne. È quanto è emerso da uno studio realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e recentemente pubblicato sulla rivista Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases (1,2).

Questi risultati sono stati ottenuti nell’ambito del Progetto CUORE, promosso dal Ministero della Salute, e del suo monitoraggio attivo dal 2008. Nello specifico, i livelli di consumo sono stati stimati tramite raccolta delle urine delle 24 ore (metodologia gold standard per le stime a livello di popolazione) e determinazione del contenuto di sodio presente per ciascun partecipante (1,2).

Il trend temporale relativo all’assunzione di sale è stato valutato confrontando i risultati delle indagini condotte tra il 2008 e il 2012 con quelle realizzate nel 2018 e 2019 su un campione di adulti di età compresa tra i 35 e i 74 anni di 10 regioni italiane (Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Abruzzo, Basilicata, Calabria e Sicilia), per un totale di 942 uomini e 916 donne, esaminati nel periodo 2008-2012, e 967 uomini e 1.010 donne, esaminati nel biennio 2018-2019. È stata osservata una riduzione del consumo medio di sale del 12-13% in 10 anni, passando da un’assunzione media giornaliera di 10,8 g negli uomini e 8,3 g nelle donne nel 2008-2012 a rispettivamente 9,5 g e 7,2 g nel 2018-2019. La riduzione è stata osservata per tutte le classi di età, categorie di BMI (normopeso, sovrappeso, obesi) e livello di istruzione (1,2).

Proprio di recente gli ultimi risultati del sistema di sorveglianza PASSI su circa 130.000 persone hanno mostrato, inoltre, un altro passo avanti sul tema “sale e salute pubblica”: quasi 6 italiani su 10 (58%) fanno attenzione o cercano di ridurre la quantità di sale assunta e il 71% riferisce di utilizzare il sale iodato (il 41% sempre, il 12% spesso, il 18% qualche volta) (3).

Nonostante il trend positivo osservato e la maggiore sensibilità della popolazione alla riduzione dei consumi e all’utilizzo di sale iodato, il consumo di sale in Italia resta comunque parecchio superiore ai 5 g al giorno raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Per raggiungere l’obiettivo di “riduzione del 30% del consumo medio di sale entro il 2025”, indicato nel Piano d’azione globale per la prevenzione e il controllo delle malattie croniche non trasmissibili 2013-2020 dell’OMS (1), sono necessari ulteriori passi in avanti.

  1. EpiCentro – Istituto Superiore di Sanità. Progetto CUORE: progressi nella riduzione del consumo di sale nella popolazione italiana adulta
  2. Donfrancesco C, Lo Noce C, Russo O, Giampaoli S, Palmieri L, …, Strazzullo P (2020). Trend of salt intake measured by 24-h urine collection in the Italian adult population between the 2008 and 2018 CUORE Project surveys. Pre-proof. Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases
  3. EpiCentro – Istituto Superiore di Sanità. La sorveglianza Passi – Il consumo di sale in Italia: i dati PASSI 2016-19

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