Gli alimenti a calorie negative NON esistono

Specialmente in periodi post-festivi come questo, capita spesso di imbattersi in articoli che parlano di alimenti in grado di indurre un deficit calorico nell’organismo, facendoci spendere cioè più energia di quanta ne assumiamo, ma, per quanto triste questa verità possa essere, gli alimenti a calorie negative non esistono. Ecco perché.

Il primo a fare accenno a questo concetto fu l’americano Victor Hugo Lindlarh che, nel 1929, parlava di “dieta catabolica” riferendosi ad una dieta composta da alimenti che richiedevano elevate quantità di energia per essere digeriti (1). Tuttora, chi sostiene l’esistenza di “alimenti a calorie negative”  basa le sue argomentazioni sul fatto che i processi di masticazione e digestione di tali alimenti – tipicamente ad elevato contenuto di acqua e fibra –  richiederebbero un dispendio energetico superiore alle calorie fornite dall’alimento. 

Le nozioni di biochimica ci vengono in aiuto per smentire questa ipotesi poiché sappiamo che la cosiddetta termogenesi indotta dalla dieta (TID), l’energia necessaria all’organismo per utilizzare e immagazzinare i nutrienti introdotti, è solo una percentuale dell’energia assunta con quell’alimento: è più elevata per gli alimenti ricchi di proteine (25-30%) e più bassa dove predominano glicidi (6-8%) e lipidi (3-4%), ma ad ogni modo non supera mai il valore calorico dell’alimento (1). Mediamente, nel caso di una dieta a composizione mista, si stima che la termogenesi indotta dalla dieta sia circa pari al 10% dell’apporto energetico totale (3). Anche considerando come extra l’energia necessaria per altri processi come la masticazione, sembra difficile che il dispendio energetico indotto possa superare le calorie assunte.

Analizzando la letteratura scientifica nell’ambito, si nota come esista un unico studio empirico a riguardo, non sottoposto al processo di peer-review tipico delle riviste scientifiche e condotto su lucertole. I ricercatori hanno calcolato tutte le calorie consumate – dalla masticazione alla digestione, incluse quelle “espulse” attraverso feci e urine – dopo l’ingestione di una quantità di sedano pari al 5% della massa corporea dell’animale (il corrispondente di 3 kg di sedano per un uomo di 60 kg) (2). Secondo i risultati, le lucertole utilizzerebbero il 33% delle calorie ingerite per la digestione e il 43% per l’escrezione, per un bilancio energetico complessivo comunque in positivo (2), smentendo quindi l’ipotesi iniziale.

Sebbene le cosiddette “calorie negative” non esistano, alimenti come il sedano, così come altre verdure, restano sicuramente ottimi dal punto di vista nutrizionale per via delle proprietà sazianti dovute all’elevato contenuto di fibra e acqua. Solo il rispetto di una dieta sana ed equilibrata e di uno stile di vita attivo può aiutare il controllo del peso: la soluzione – come sempre – non può essere cercata nel consumo di singoli alimenti.

1. Gianfranco Liguri (2015). Nutrizione e dietologia. Zanichelli.

2. Buddemeyer, K. M., Alexander, A. E., & Secor, S. M. (2019). Negative calorie foods: An empirical examination of what is fact or fiction. bioRxiv, 586958.

3. Società Italiana di Nutrizione Umana (2014). Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana.

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