Pasta nelle diete per perdere peso: perché no?

piatto di pasta

La pasta, e più in generale i carboidrati, sono da anni oggetto di demonizzazione in base alla credenza secondo cui eliminarli farebbe dimagrire. Secondo un nuovo studio condotto dall’Università di Parma e pubblicato sulla rivista Nutrition, Metabolism & Cardiovascular Diseases, la frequenza di consumo della pasta non influenza l’efficacia di una dieta Mediterranea ipocalorica finalizzata alla perdita di peso.  

I ricercatori dell’Università di Parma hanno condotto questa ricerca per valutare se la frequenza del consumo di pasta potesse influenzare il successo di un intervento dietetico ipocalorico basato sulla dieta Mediterranea. 

Per questo sono stati arruolati 73 soggetti obesi, con BMI compreso tra 30 e 45, maggiorenni, senza problematiche di diabete, malattie epatiche o renali, anemia, malattie della tiroide o altre malattie croniche. I partecipanti sono stati divisi in 2 gruppi: a ciascuno è stata assegnata una dieta Mediterranea ipocalorica da seguire per 6 mesi, ma nel gruppo “High Pasta” la pasta era prevista 5 o più volte a settimana, nel gruppo “Low Pasta” fino a 3.  

Mensilmente sono stati analizzati i parametri antropometrici, la pressione sanguigna e il battito cardiaco, mentre al baseline, a 3 mesi e a 6 mesi, venivano monitorati anche la composizione corporea (attraverso bioimpedenziometria), i consumi alimentari e la qualità percepita della vita attraverso una survey che indagava 8 dimensioni dello stato di salute (sia componenti fisiche, che sociali, che emozionali); al baseline e a 6 mesi sono stati valutati anche parametri del metabolismo glucidico e lipidico e dopo 12 mesi è stato valutato il mantenimento del peso corporeo.  

A 6 mesi dall’inizio dell’intervento, nei 49 soggetti che avevano effettivamente portato a termine il protocollo, la riduzione del peso corporeo osservata è stata pari al 10% ± 8% per il gruppo High Pasta e pari al 7± 4% per il gruppo Low Pasta, una differenza comunque non significativa, e tale riduzione del peso veniva mantenuta anche a 12 mesi.  

Indipendentemente dalla frequenza di consumo della pasta, entrambi gli interventi dietetici si sono rivelati efficaci nel migliorare i parametri antropometrici, la composizione corporea e il metabolismo glucidico e lipidico. Anche se i partecipanti non hanno raggiunto il target di 5 porzioni al giorno, l’intervento ha migliorato per entrambi i gruppi il consumo di frutta e verdura. Nessuna differenza è stata invece osservata per la pressione sanguigna e il battito cardiaco, tra i 2 gruppi e dopo l’intervento.  

Un aspetto sicuramente interessante dello studio, che fa riflettere ancora una volta su quanto poco sensato sia demonizzare questo alimento, è stato il miglioramento percepito della qualità di vita, per ciò che riguardava la componente ‘fisica’, osservato nel gruppo con consumo più elevato di pasta.

Rosi, A., Tesan, M., Cremonini, A., Biasini, B., Bicchieri, L., Cossu, M., … & Scazzina, F. (2020). Body weight of individuals with obesity decreases after a 6-month high pasta or low pasta Mediterranean diet weight-loss intervention. Nutrition, Metabol.

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