Dieta iperproteica e ipoglucidica: cosa dice il Ministero della Salute?

dieta iperproteica e ipoglucidica

Sempre più spesso, sul web o attraverso i mass-media, sta emergendo una preoccupante diffusione di regimi dietetici alternativi come le diete iperproteiche o ipoglucidiche, spesso ipocaloriche, che promettono un notevole calo ponderale nonché il mantenimento dalla salute sia in soggetti affetti da patologie metaboliche sia in quelli clinicamente sani tra cui soprattutto gli sportivi, secondo i quali, in molti casi, un introito superiore in termini di proteine può favorire la performance atletica. Questi regimi dietetici, tuttavia, sono spesso privi di indicazioni “paziente-specifiche”, non tutti sono supportati da evidenze scientifiche e vengono adottati senza preliminare valutazione medico-specialistica, con conseguente possibilità di sviluppare complicazioni a breve e lungo termine.
È quanto emerge da uno dei più recenti documenti pubblicati dal Ministero della Salute che, allarmato dalla leggerezza collettiva nell’autoprescrizione di specifiche diete, ha voluto tirare le somme al fine di tutelare la salute dalla popolazione nazionale. Quali sono dunque le conclusioni che si possono trarre da questo documento?

Le diete iperproteiche

Viene definita dieta iperproteica un particolare regime dietetico che supera il contenuto di proteine rispetto alle raccomandazioni LARN, secondo cui invece l’apporto proteico dovrebbe essere del 12-15% delle kcal giornaliere (o 0.8 e 1 g/kg/die). Implicitamente, dunque, un regime che consente di introdurre una percentuale uguale o superiore al 16% di proteine può essere definito iperproteico, arrivando in media a percentuali equivalenti al 30%. Questa notevole variabilità ha portato nel tempo alla definizione di differenti diete iperproteiche, calibrando le percentuali di proteine in base all’introito degli altri macronutrienti e alle diverse necessità dei soggetti per cui questi regimi sono stati pensati (e dunque non per tutta la popolazione):

  • Per gli atleti (principalmente agonisti), i pazienti nefropatici con perdita di aminoacidi
    dall’emuntorio renale (sindrome nefrosica) e i grandi ustionati viene suggerita una dieta iperproteica normoglucidica e normocalorica. Questo regime ha mostrato infatti risultati positivi in soggetti con un buon livello di attività fisica nel breve periodo, in anziani sarcopenici ma non in soggetti poco attivi sia adulti che anziani e non nel lungo periodo.
  • Per i pazienti in sovrappeso viene consigliata una dieta iperproteica, ipoglucidica e ipocalorica (VLD), che nel breve periodo ha mostrato risultati sovrapponibili alla dieta mediterranea nella riduzione del peso, del compenso glicometabolico, lipidico e nella riduzione del rischio cardiovascolare.
  • Per i pazienti con disturbi neurologici, con PCOS, normopeso con insulino-resistenza o diabete di tipo 2 viene consigliata una dieta chetogenica normocalorica mentre per i “grandi obesi” viene consigliata una dieta chetogenica ipocalorica a bassissimo contenuto di carboidrati (VLCKD). Quest’ultimo regime ha mostrato risultati positivi su composizione corporea, miglioramento del profilo lipidico e diminuzione del rischio cardiovascolare nel breve termine ma non sul lungo periodo. Viene infatti prescritta quando è necessario ottenere un notevole calo ponderale in poco tempo.
  • Per chi desidera dimagrire, infine, le diete più diffuse sono caratterizzate da un regime iperproteico, ipoglucidico, potenzialmente iperlipico e normocalorico (come le diete paleo, ancestrale, Atkins e simili). Tuttavia, questi regimi non hanno ottenuto l’approvazione della comunità scientifica in quanto mostrano un aumentato rischio cardiovascolare nel lungo periodo.

Le diete ipoglucidiche

La dieta ipoglucidica è stata introdotta come approccio medico-nutrizionale nella gestione di patologie glicometaboliche come diabete e pre-diabete e prevede una riduzione nell’apporto di carboidrati con la dieta. Se nel breve periodo questi regimi hanno mostrato dei risultati positivi nel controllo del peso, nel lungo periodo hanno outcomes non superiori rispetto all’adozione di regimi più equilibrati come quello della dieta mediterranea. Le diete ipoglucidiche inoltre vengono spesso associate a quelle iperproteiche in quanto eliminando un nutriente viene fatta spesso compensazione con un altro. Tuttavia, le diete iperproteiche non sono sempre a ridotto contenuto di carboidrati, così come le diete ipoglucidiche non sono necessariamente a maggior contenuto di proteine. Questa concomitanza, infatti, è riscontrabile esclusivamente nei regimi VLD (dieta iperproteica, ipoglucidica e ipocalorica), VLCD (dieta chetogenica ipocalorica a bassissimo contenuto di carboidrati) e Atkins-simili.  

In linea generale è possibile osservare come la prescrizione di questi regimi alimentari (iperproteici, ipoglucidici o entrambi), non sia pensata per la popolazione sana quanto invece per la prevenzione e il trattamento di specifiche patologie e non dovrebbe essere proposta da chi non possiede le qualifiche necessarie (medico di medicina generale, nefrologo, nutrizionista, dietista), fenomeno che purtroppo si osserva spesso in ambienti sportivi e obesofobici dove viene consigliato un aumentato introito proteico o un ridotto apporto glucidico senza conoscenza dei meccanismi di “stoccaggio” del glicogeno muscolare, del metabolismo proteico, delle conseguenze a livello renale di un alterato intake proteico e dell’essenziale funzione che i carboidrati svolgono come “carburante” per il nostro organismo. Ciò che invece emerge chiaramente è quale regime alimentare sia il preferibile a questi approcci restrittivi, ovvero la dieta mediterranea. Quest’ultima, infatti, resta tutt’oggi la migliore strategia di prevenzione nutrizionale per mantenere lo stato di salute in tutte le fasce di età, con solide evidenze scientifiche sia nel breve che nel lungo periodo e in grado di garantire il corretto apporto di nutrienti per mantenersi normopeso.

1. Ministero della Salute, (2021). Dieta iperproteica e dieta ipoglucidica – Il punto tra suggestioni e realta’. Direzione generale per l’igiene la sicurezza degli alimenti e la nutrizione – Uff. 5. tavolo tecnico sulla sicurezza nutrizionale (tasin). Coordinamento nazionale sulla nutrizione e profilassi nutrizionale.

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