Deficit di interocezione ed elevato BMI: quale nesso?

interocezione e BMI

I deficit di interocezione potrebbero far acquistare ai segnali interni, che incoraggiano la sazietà, un peso inferiore nel processo decisionale relativo all’alimentazione, concorrendo così allo sviluppo di sovrappeso e obesità.
È quanto emerge da una metanalisi recentemente pubblicata sull’International Journal of Obesity grazie al lavoro congiunto dei ricercatori dell’Università di Liverpool e di Birmingham. Lo studio, in particolare, ha voluto evidenziare il nesso che intercorre tra interocezione e indice di massa corporea (BMI) così da evidenziare il rapporto che li lega e le possibili azioni per limitare il fenomeno della malnutrizione per eccesso (1).

L’interocezione è la capacità di percepire le informazioni interne, come il respiro, la peristalsi gastrointestinale, il dolore di fondo e tutto ciò che interagisce con il nostro corpo. Sono informazioni “automatiche” che il complesso sistema di connessioni neurali “silenzia” fino a quando non vengono evidenziate delle anomalie; di solito, inoltre, la soglia di ascolto diminuisce se il nostro cervello è impegnato a fare altro. Un deficit nell’interocezione lascia spazio ad atteggiamenti compulsivi interferendo negativamente con il tempo biologico (2) ma agisce anche sulla regolazione delle emozioni, aumentando così la suscettibilità all’iperalimentazione e il conseguente aumento di peso.

Lo studio ha passato al vaglio 1178 articoli e di questi 87 sono risultati idonei ai criteri stabiliti, ottenendo così un campione composto da soggetti di età inclusa tra 8 e 67 anni per ogni fascia di BMI e rilevando 135 differenti dimensioni dell’interocezione (nella valutazione di quest’ultima vengono spesso utilizzate misure multiple). A seguito della metanalisi è stato possibile evidenziare come un BMI più elevato sia trasversalmente associabile ad un deficit di interocezione, senza però riuscire a specificare quale dimensione sia maggiormente influente (1).

L’ associazione specifica di una di queste dimensioni con l’indice di massa corporea, tuttavia, potrebbe essere proprio la scoperta più innovativa. Per esempio, la “consapevolezza” metacognitiva di percepire accuratamente i segnali interni (una delle misure dell’interocezione spiegabile con la domanda: “sono sicuro che questo segnale interno sia la fame?”) potrebbe giocare un ruolo importante nel modellare la regolazione dell’appetito (1).

Se ulteriori ricerche dovessero confermare che determinati processi interocettivi contribuiscono all’aumento del peso, allora quegli approcci in grado di migliorare le capacità interocettive potrebbero configurarsi come trattamenti aggiuntivi nella gestione e nel controllo del peso. Sarebbe quindi interessante esaminare se l’allenamento dell’interocezione possa avere un impatto sui bisogni alimentari e sulla regolazione dell’appetito, perché i bisogni alimentari sono determinati solo in parte dalla genetica e quindi modificabili (3).

  1. Robinson, E., Foote, G., Smith, J., Higgs, S., & Jones, A. (2021). Interoception and obesity: a systematic review and meta-analysis of the relationship between interoception and BMI. International Journal of Obesity, 1-12.
  2. PERCEPITO, I. B. CURE INTEGRATE PER MIGLIORARE. Benessere e gestione dello stress secondo il modello biopsicosociale: focus su scuola, università e sanità, 21, 92.
  3. Robinson, E., Marty, L., Higgs, S., & Jones, A. (2021). Interoception, eating behaviour and body weight. Physiology & behavior, 237, 113434.

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