Nuove linee guida ACC/AHA 2026: strategie aggiornate per la gestione della dislipidemia

Medico alla scrivania e scritta

Le nuove Linee Guida dell’American College of Cardiology (ACC) e dell’American Heart Association (AHA) sulla gestione dei lipidi nel sangue, redatte con il contributo di undici società scientifiche internazionali, introducono raccomandazioni aggiornate su target lipidici, stratificazione del rischio cardiovascolare e, per la prima volta in modo esplicito, sul ruolo del dietista e nutrizionista nella presa in carico dei pazienti con dislipidemia. Un documento che ogni professionista della nutrizione dovrebbe conoscere.

Dieta e stile di vita nella gestione del colesterolo e dei trigliceridi

Le linee guida confermano che le modifiche dello stile di vita, compresa la gestione nutrizionale rappresentano il fondamento di qualsiasi intervento sulla dislipidemia, con raccomandazioni graduate in base al livello di rischio.

Per quanto riguarda i disordini relativi al colesterolo LDL le linee guida enfatizzano una dieta ricca di frutta, verdura, legumi, grani integrali, con preferenza per grassi monoinsaturi e polinsaturi rispetto ai saturi per la riduzione dei livello di LDL-C e ridurre il rischio della malattia cardiovascolare aterosclerotica (ASCVD).

Per quanto riguarda il trattamento dell’ipertrigliceridemia il principio trasversale è la riduzione di zuccheri aggiunti, carboidrati raffinati e grassi saturi; a questo si aggiunge una modulazione dell’apporto alcolico e lipidico totale che diventa più restrittiva all’aumentare dei trigliceridi (TG).

  • TG a digiuno 150–499 mg/dL: dieta a basso contenuto di zuccheri aggiunti, carboidrati raffinati e grassi saturi, con riduzione al minimo dell’alcol.
  • TG a digiuno 500–999 mg/dL: eliminazione dell’alcol e limitazione personalizzata del grasso totale, per ridurre sia il rischio cardiovascolare sia il rischio di pancreatite.
  • TG a digiuno ≥1000 mg/dL: dieta molto povera di grassi totali e carboidrati raffinati, con eliminazione completa di alcol e zuccheri aggiunti. La priorità in questo range è la prevenzione della pancreatite acuta.

Trasversale a tutti i livelli di TG è l’intervento sullo stile di vita: perdita di peso del 5–10%, almeno 150 minuti/settimana di attività aerobica e due sessioni settimanali di esercizio di resistenza.

Stratificazione del rischio, target terapeutici e terapia farmacologica

Per la prevenzione primaria in adulti tra i 30-79 anni con valori di LDL tra 70 e 189 mg/dl, le linee guida raccomandano di adottare le nuove equazioni PREVENT™ dell’American Heart Association per la stima del rischio ASCVD a 10 e 30 anni, in sostituzione delle Pooled Cohort Equations.

Il dosaggio di due marcatori emerge come strumento aggiuntivo per affinare la valutazione del rischio:

  • L’Apolipoproteina B (ApoB) è utile per identificare un rischio residuo sottostimato dal profilo lipidico standard quando sono stati raggiunti gli obiettivi di colesterolo LDL e non-HDL, in particolare in pazienti con TG >200 mg/dL o diabete.
  • Lipoproteina(a) dovrebbe essere misurata almeno una volta nella vita: livelli ≥125 nmol/L si associano a un incremento del rischio ASCVD di circa 1,4 volte, valori ≥250 nmol/L a un rischio raddoppiato.

Sul piano farmacologico, le terapie volte alla riduzione dei lipidi restano una componente fondamentale nel trattamento degli adulti con elevato rischio di ASCVD. In questo contesto, le linee guida sottolineano come le statine rappresentino il cardine della terapia per abbassare il colesterolo LDL e ridurre il rischio cardiovascolare.

Il dietista-nutrizionista al centro: le nuove raccomandazioni di rinvio

Una delle novità più rilevanti per la comunità dei professionisti della nutrizione è l’introduzione, per la prima volta in questo documento, di una sezione dedicata al rinvio al dietista-nutrizionista (DN). Si tratta di un riconoscimento esplicito del ruolo clinico della figura professionale nella gestione delle dislipidemie, con due raccomandazioni operative:

  • COR 1 (Raccomandazione di Classe I, beneficio netto comprovato): in individui con TG a digiuno ≥1000 mg/dL, il rinvio al DN è raccomandato per la creazione di un piano terapeutico individualizzato, finalizzato alla riduzione dei TG e del rischio di pancreatite.
  • COR 2a (Raccomandazione di Classe IIa, beneficio probabile): in individui con TG a digiuno ≥150 mg/dL e fino a 999 mg/dL, in presenza di caratteristiche della sindrome CKM, il rinvio al DN è raccomandato per fornire counseling su pattern alimentari evidence-based in grado di migliorare i livelli lipoproteici e ridurre il rischio di pancreatite.

Questi due punti rappresentano un cambio di paradigma significativo: la nutrizione clinica non è più relegata al solo consiglio dietetico generico, ma entra formalmente nei percorsi di gestione multidisciplinare delle dislipidemie, con indicazioni graduate in base al livello di rischio. Per il professionista della nutrizione, ciò si traduce nell’opportunità, e nella responsabilità, di strutturare interventi personalizzati, basati sulle evidenze, che vadano oltre la semplice riduzione dei grassi e integrino le più recenti acquisizioni sui pattern alimentari (mediterraneo, DASH, plant-based) nella gestione lipidica.

 

Bibliografia

Blumenthal, R. S., Morris, P. B., Gaudino, et al. (2026). ACC/AHA/AACVPR/ABC/ACPM/ADA/AGS/APhA/ASPC/NLA/PCNA Guideline on the Management of Dyslipidemia: A Report of the American College of Cardiology/American Heart Association Joint Committee on Clinical Practice Guidelines. Journal of the American College of Cardiology, S0735-1097(25)10254-4. Advance online publication.

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