Microbiota in giovani studenti italiani: come cambia in base allo stile di vita?

giovane ragazza studia seduta sul divano

In un nuovo studio pubblicato su Nutrients un gruppo italo-spagnolo di ricercatori ha analizzato la composizione del microbiota in relazione alle abitudini alimentari e all’attività fisica negli studenti universitari italiani (1).

L’esistenza di una relazione tra composizione del microbiota intestinale e salute è nota da tempo (1): negli adulti sani, sono riconosciuti come predominanti i phyla Firmicutes e Bacteroidetes, con un rapporto variabile in funzione di stato nutrizionale, età e sesso (1). Inoltre, è noto che questo rapporto sia anche associato all’indice di massa corporea (BMI), aumentando nei soggetti obesi (1).

Per approfondire il ruolo dello stile di vita sul microbiota, sia in termine di dieta che di attività fisica, sono stati presi in esame 244 studenti universitari, reclutati presso l’Università Parthenope di Napoli e La Sapienza di Roma, escludendo i soggetti in stati fisiologici o patologici particolari (1). A ciascun partecipante è stato chiesto di riferire dati personali come età, sesso, peso, altezza, oltre che il tipo di attività fisica effettuato e l’aderenza alla dieta mediterranea, tramite un questionario ad hoc (1). Per ciascuno è stato raccolto un campione fecale, sottoposto poi ad analisi del DNA dopo estrazione.

Nel microbiota dei 140 studenti che hanno portato a termine lo studio sono stati riscontrati un totale di 28 phyla batterici, con prevalenza di Firmicutes e Bacteroidetes, in accordo con la letteratura scientifica a riguardo, sebbene l’abbondanza di questi 2 phyla, così come il loro rapporto, non variasse significativamente in base al BMI e all’aderenza alla dieta mediterranea (1).

A livello di genus, invece, sono state osservate differenze significative sia in relazione al BMI, che all’aderenza alla dieta mediterranea, che al livello di attività fisica. Ad esempio, Streptococcus e Dorea, batteri che hanno un ruolo nello sviluppo del diabete di tipo 2 negli individui obesi, erano molto abbondanti negli individui in sovrappeso/obesi, Ruminococcus, correlato ad una dieta ricca di grassi saturi e zuccheri, e Oscillospira, che si trova spesso in soggetti obesi, sono stati trovati nei soggetti con minore aderenza alla dieta mediterranea. Batteri considerati invece “positivi”, come batteri lattici e Lachnospira erano più presenti negli individui con più aderenza alla dieta mediterranea (1). Tra i dati più interessanti, quelli sull’attività fisica: i batteri Megasphaera, Lachnobacterium, Dialister e Paraprevotella, sono stati riscontrati in misura significativamente più alta nei soggetti con un basso livello di attività fisica, rispetto a quelli fisicamente più attivi, confermando il ruolo dell’esercizio fisico nel determinare la colonizzazione dell’intestino da parte di batteri produttori di acidi grassi a corta catena (1).

Nonostante alcuni limiti, come la dimensione del campione e i dati auto-riferiti, questo studio conferma quanto già noto in merito alla presenza di Firmicutes e Bacteroidetes nei soggetti sani, ma aggiunge nuovi dati significativi in merito all’impatto della dieta e dell’attività fisica sul microbiota di giovani adulti (1).

Di recente, un importante studio pubblicato su Nature e condotto su modelli murini ha aggiunto un ulteriore tassello alle conoscenze in tema di microbiota e salute, evidenziando la possibilità che alcuni metaboliti batterici prodotti dal microbiota possano controllare la funzione della proteina tumorale p53 e mettendo in luce un nuovo potenziale meccanismo di prevenzione esercitato dal microbiota, sebbene siano necessari ulteriori studi a riguardo (2).

  1. Gallè, F., Valeriani, F., Cattaruzza, M. S., Gianfranceschi, G., Liguori, R., Antinozzi, M., … & Romano Spica, V. (2020). Mediterranean Diet, Physical Activity and Gut Microbiome Composition: A Cross-Sectional Study among Healthy Young Italian Adults. Nutrients, 12(7), 2164.
  2. Kadosh, E., Snir-Alkalay, I., Venkatachalam, A., May, S., Lasry, A., Elyada, E., … & Stiewe, T. (2020). The gut microbiome switches mutant p53 from tumour-suppressive to oncogenic. Nature, 1-6.

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