Gli integratori di lattoferrina NON curano il coronavirus

barattolo integratori rovesciato

Probabilmente a causa dell’attuale andamento dei contagi, se ne sente parlare molto in questi giorni e, stando a Google Trends, le ricerche online sono impennate. Stiamo parlando degli integratori di lattoferrina in relazione all’infezione da SARS-CoV-2: sono davvero una cura efficace per il virus?

Sebbene l’interesse sia nato già a luglio con la pubblicazione di una review sui meccanismi d’azione della lattoferrina, le notizie di questi giorni fanno riferimento più che altro a uno studio clinico dei ricercatori di Tor Vergata e La Sapienza, che, è bene sottolineare, non è ancora stato sottoposto a peer review. Nel trial sono stati trattati 32 pazienti, asintomatici o paucisintomatici al coronavirus, con un integratore di lattoferrina e, dopo 15 e 30 giorni, su alcuni di questi è stata osservata una riduzione dei sintomi. Oltre a questo, sono stati fatti test in vitro e simulazioni al computer.

Sono gli stessi autori a elencare i limiti dello studio affermando ad esempio che il campione è di piccola dimensione e che sono necessari ulteriori studi su campioni più grandi per valutare meglio il ruolo della lattoferrina nel trattamento del COVID-19. Inoltre, non essendoci stato un gruppo di controllo di soggetti malati, non è stato possibile valutare l’evoluzione della malattia nei pazienti trattati e non.

Sicuramente gli studi pilota rivestono un importante valore, tuttavia, per avere delle conferme occorrono studi più consistenti per ottenere la validazione dei risultati. In generale, gli articoli non sottoposti a peer review potrebbero contenere errori e riportare informazioni non validate dalla comunità scientifica o medica. Nel caso in cui i risultati dello studio passassero il vaglio della revisione scientifica, la lattoferrina non rappresenterebbe comunque una cura contro il coronavirus.

Campione, E., Lanna, C., Cosio, T., Rosa, L., Conte, M. P., Iacovelli, F., … & Lia, M. S. (2020). Pleiotropic effect of Lactoferrin in the prevention and treatment of COVID-19 infection: in vivo, in silico and in vitro preliminary evidences. bioRxiv.

8 commenti

  1. Se posso commentare, visto che lavoro appunto a Tor Vergata e conosco lo studio e chi lo conduce, vorrei fare qualche precisazione. Per quanto una parola definitiva sulla efficacia della lattoferrina non si possa ancora dare, questo articolo dice alcune cose inesatte. 1- Il campione non è di 32 pazienti ma siamo arrivati a trattarne molti ma molti di più.. 2- Il gruppo di controllo esisste. 3- Lo studio è randomizzato seguendo criteri scrupolosi e metologicamente adeguati. Chissa perche ci si scaglia sempre contro ciò che fanno gli altri?

    • Ciao Fabrizio e grazie per il commento. Nello studio riportato in bibliografia si parla di un trattamento condotto su 32 pazienti affetti da coronavirus. Per quel che riguarda il gruppo di controllo, abbiamo precisato che è assente un gruppo di controllo composto da soggetti malati.

  2. Mi piace precisare che sebbene lattoferrina non sia la cura IN CHI SE LO PUò PERMETTERE (e questo è un problema) utilizzarlo per PROVARE a prevenire l’ingresso o l’amplificazione di SARS cov2 , sembra che possa aiutare. Soprattutto male non fa., Quindi erudita bene la persona sul possibile , non certo, effetto positivo, sul momento e modo in cui si attua e sul fatto che NULLA toglie alla validità di altre cure , perchè negare una validità che può aiutare molti?
    Non si capisce come mai lo studio italiano non sia ancora valutato pienamente. in ogni caso è di settembre questo qui sotto, regolrmente su pubmed
    https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7390755/
    2.3. La lattoferrina come potenziale trattamento preventivo e aggiuntivo per COVID-19
    È stato scoperto sperimentalmente che Lf inibisce l’entrata virale legandosi agli HSPG sulla superficie della cellula ospite nel coronavirus murino [34] così come nei coronavirus umani hCoV-NL63 [35] e SARS-CoV pseudotipato [13] . Non ci sono ancora studi pubblicati sugli effetti di Lf su SARS-CoV-2 e sul suo ingresso nelle cellule ospiti. Tuttavia, dato il modello di “navigazione virale” attualmente accettato per il ruolo degli HSPG sulla superficie cellulare [36] , che le particelle virioniche invasori “navigano” da siti di ancoraggio HSPG a bassa affinità a recettori di ingresso ad alta affinità in un’invasione, insieme al omologia delle strutture proteiche spike SARS-CoV e SARS-CoV-2, nonché entrambi i virus che dipendono dallo stesso recettore dell’enzima di conversione dell’angiotensina 2 (ACE2) per l’ingresso nelle cellule[37] , ci sentiamo sicuri di postulare un meccanismo simile in base al quale gli HSPG fungono da siti di attacco SARS-CoV-2 che raccolgono il virus sulla superficie cellulare e facilitano specifici recettori di ingresso come ACE2. È quindi probabile che Lf possa inibire l’invasione di SARS-CoV-2 a concentrazioni micromolari e in modo dose-dipendente proprio come nel caso di SARS-CoV [13] ⁠⁠.

    Più rilevanti per la nostra tesi sono i recenti risultati riportati da Serrano et al. che un supplemento di Lf bovino liposomiale contenente 32 mg di Lf somministrato da quattro a sei dosi al giorno per 10 giorni con 10 mg di zinco da due a tre volte al giorno ha portato al 100% di recupero di 75 pazienti sintomatici SARS-CoV-2 positivi entro 4– 5 giorni, e lo stesso trattamento a dose più bassa sembrava prevenire la malattia in contatti sani [38] ⁠⁠.

    Poiché un altro aspetto importante della bioattività di Lf riguarda le sue funzioni immunomodulatorie e antinfiammatorie, in particolare nel caso delle infezioni virali, può spesso essere l’entità della risposta immunitaria e dell’infiammazione a contribuire alla gravità della malattia, e questo è particolarmente rilevante per COVID -19.

    Il pensiero corrente suggerisce che la mortalità da COVID-19 non è semplicemente dovuta a infezione virale, ma è il risultato di una sindrome da tempesta di citochine in pazienti selezionati associata a iperinfiammazione che porta a distress respiratorio acuto e conseguente mortalità [39] . Un profilo di citochine nei casi gravi di COVID-19 è caratterizzato da aumenti delle citochine e dei reagenti della fase acuta come l’interleuchina 6 (IL-6), il fattore di necrosi tumorale alfa (TNFα) e la ferritina. A questo proposito, è stato dimostrato che Lf riduce IL-6 e TNFα [40] e sottoregola la ferritina [41]in contesti sperimentali che simulano la sepsi. Se l’ipotesi che Lf possa modulare una risposta immunitaria e infiammatoria iperattiva all’infezione virale è corretta, allora Lf potrebbe essere un candidato trattamento aggiuntivo per i casi più gravi di COVID-19.

    e ancora:

    I meccanismi antivirali di Lf sono stati chiariti in precedenza (Fig. 1 ). La capacità di Lf di inibire l’ingresso virale può avvenire tramite il legame alle molecole della superficie cellulare o alle particelle virali, o entrambe. La ricerca attuale ha rivelato che l’ingresso virale è un processo altamente complesso che coinvolge le molecole della superficie cellulare [14] , con l’attaccamento del virus seguito dal legame a un recettore della superficie cellulare ad alta affinità per avviare l’ingresso cellulare [15] . I proteoglicani dell’eparan solfato (HSPG) sono stati identificati come molecole di adesione iniziale per un numero di virus per aumentare la loro concentrazione sulla superficie cellulare e per migliorare la loro probabilità di legarsi a un recettore di ingresso più specifico, e studi hanno dimostrato il ruolo di Lf nella prevenzione virale ingresso mediante associazione a HSPG [16]. Lf può anche legarsi direttamente alle particelle virali, ad esempio HCV, per deviarle dalle cellule bersaglio [17] .
    Oltre a ridurre l’ingresso virale, Lf può anche sopprimere la replicazione del virus dopo che il virus è entrato nella cellula, come nel caso dell’HIV [18] ⁠. Successivamente, Lf può anche esercitare un effetto antivirale indiretto sulle cellule immunitarie che svolgono un ruolo cruciale nelle prime fasi dell’infezione virale.

    Negli studi sull’integrazione orale umana contro virus patologici, è stato riscontrato che Lf somministrato nell’intervallo di 100-1000 mg / die nell’uomo riduce l’incidenza del raffreddore [19] e dei sintomi simili al raffreddore [20] , nonché migliora la gastroenterite rotavirale [ 21] . Nei pazienti con HCV, uno studio controllato randomizzato che ha coinvolto 111 pazienti che ricevevano Lf rispetto a nessun Lf insieme a farmaci anti-HCV standard ha dimostrato una significativa diminuzione dei titoli virali dell’HCV e una risposta virologica sostenuta nel gruppo Lf [22] .

    • Ciao e grazie per il commento. Gli autori dello studio riportato nel commento affermano tuttavia che sono necessarie ulteriori ricerche per valutarne l’efficacia. Ad oggi non esiste alcuno dato sull’uomo che evidenzi effetti della lattoferrina sul coronavirus: questo è quanto riportato nell’articolo e ripreso anche poi dal titolo.

  3. Il titolo dell’articolo è completamente sbagliato e fuorviante. Scrivendo “gli integratori di lattoferrina NON curano il corona virus”, voi non avete affermato che non ci sono ancora prove sufficienti per dimostrare l’azione della lattoferrina sul virus (come invece avete riportato, seppur in modo non molto limpido, nel corpo dell’articolo), ma al contrario, avete espresso in modo univoco che la lattoferrina non funziona. Quel titolo dovrebbe essere relativo a uno studio che dimostrasse la non efficacia del trattamento, e non a uno studio che, seppur ancora in modo limitato, ne conferma l’efficacia. Quindi: o imparate a scrivere, o imparate a leggere, o fate un po’ di pulizia da pregiudizi antiscientifici.
    Cordiali saluti
    Gian Marco Rancati

    • Ciao Gian Marco, grazie del commento. Ad oggi non esiste alcuno dato sull’uomo che evidenzi effetti della lattoferrina sul coronavirus: questo è quanto riportato nell’articolo e ripreso anche poi dal titolo.

  4. Aggiungerei, per completezza di informazione che la lattoferrina è stata oggetto di interessanti studi i quali ne riconoscono l’attività immunostimolante e battericida. Altrimenti creiamo un’altra “fake news”, cioè che la lattoferrina non serve a niente. Si veda un recente intervento del Prof. Cicero, che mi sembra abbia un’impostazione più equilibrata: http://www.nutrientiesupplementi.it/attualita/item/1183-lattoferrina-e-covid-19-scoppia-la-bufera

    • Ciao Stefano, grazie per il commento. Nell’articolo viene trattata esclusivamente l’efficacia dell’integratore in relazione al COVID-19 e come sottolineato i risultati sono lontani dall’essere esaustivi.

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