Demenza senile: come variare l’alimentazione per prevenirla

anziano seduto a tavola mangia minestra

La dieta è una rete complessa in cui gli alimenti interagiscono tra loro in quelli che gli scienziati chiamano “food network”. Non solo lo studio dei singoli alimenti, ma anche quello delle loro interazioni può essere determinante per comprendere il ruolo dell’alimentazione nel mantenimento di uno stato di salute. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Bordeaux ha valutato per la prima volta come i “food network” possano incidere sulla demenza.

Lo studio, durato oltre 12 anni, ha coinvolto la coorte francese del progetto 3-City, un gruppo di oltre 9.000 soggetti ultra 65enni. Ogni 2-3 anni sono state svolte visite di controllo per valutare lo stato di salute dei partecipanti e venivano reclutati i casi affetti da demenza e 2 controlli sani per ciascun caso. Durante il follow up è stata valutata anche la dieta per mezzo di un questionario di frequenza su 62 variabili. Nel complesso, sono stati inclusi nella presente ricerca oltre 600 soggetti, 209 affetti da demenza e 418 sani, con un’età media di 78 anni.

In base ai risultati dei questionari di frequenza, mentre c’erano poche differenze nella quantità di cibo assunta dal gruppo dei soggetti sani e da quelli affetti da demenza, i pattern di combinazione dei vari alimenti erano diverse. In particolare, in base ai “food network” rilevati, i pattern di consumo delle persone affette da demenza evidenziavano un’associazione tra carni processate e alimenti come patate, alcol e snack, tra i quali biscotti e torte, in accordo con la tradizione gastronomica francese.

Sebbene la quantità di carne processata consumata non variasse significativamente tra i 2 gruppi, si è visto come, al contrario dei soggetti malati, i pattern di consumo dei soggetti sani vedessero la carne associata a una maggiore varietà di cibi, inclusi frutta, verdure crude, verdure cotte e pesce; in generale questi soggetti avevano una dieta molto più varia e la maggiore varietà della dieta è risultata correlata ad una minor incidenza di demenza.

In conclusione, gli autori affermano che lo studio dei “food network” potrebbe aiutare a promuovere raccomandazioni di salute pubblica più specifiche, nelle quali accanto alle indicazioni sulle quantità vi siano anche informazioni relative alle modalità di consumo.

Samieri, C., Sonawane, A. R., Lefèvre-Arbogast, S., Helmer, C., Grodstein, F., & Glass, K. (2020). Using network science tools to identify novel diet patterns in prodromal dementia. Neurology, 94(19).

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